LA SCULTURA DELL’ANTELAMI: DOLCE NE LA MEMORIA – Viaggio d’Autunno 2012

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Agile e svelto come Zaccheo tra i rami del sicomoro, il ragazzino dell’Antelami, scolpito nella lunetta del portale meridionale del battistero parmense, si districa tra i tralci dell’albero della Vita. Anela ad un favo di miele, un po’ panciuto, al quale, forse, l’Antelami deve aver affidato anche il segreto della sua “dolcezza artistica”. Anzi, si tolga pure il “forse” a giudicare dall’effetto che il motivo scultoreo ha avuto su un gruppo di giovani intervenuti durante la lettura del portale da parte del docente accompagnatore, il professor Collareta. Il gruppo si è avvicinato all’opera dell’artista con “grande rumore”, spinto dalla malcelata intenzione di vestire i panni di quei fastidiosi topi rosicchiatori che compaiono nel rilievo ai piedi dell’albero (dimentichiamone per un attimo il significato allegorico…) eppure, senza aspettarselo, si è ritrovato, rapito, ad imitare il ragazzino e ad intraprendere la scalata. Noi, studenti di storia dell’arte, che osservavamo piacevolmente stupiti (elettrizzati?) la scena abbiamo capito che era nata anche in quei giovani la voglia di raggiungere il miele affidandosi alla guida esperta del prof Collareta.

E il prof Collareta ha dimostrato anche a loro che Benedetto Antelami non è poi così inarrivabile.

 

VIRGINIA COMOLETTI

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